La nostra attività… inizia nei primi anni del secolo, in sicilia.

Al tempo il trasporto del sale avveniva con i mezzi di cui si disponeva, con il carro. Giovanni Borrometi attraversava la Sicilia dalla costa orientale alla costa occidentale, con tutte le difficoltà che si possono immaginare, strade non asfaltate, briganti, intemperie, per prendere il sale nelle saline di Trapani e riportarlo nel ragusano.

A Ragusa il sale veniva acquistato dai distributori più piccoli, che dopo averlo caricato sempre per mezzo del carro lo trasportavano per la vendita al dettaglio nei paesi e nelle cittadine che circondano Ragusa.

Nel tempo e grazie agli sforzi e ai sacrifici l’attività è cresciuta. I proventi sono stati investiti per migliorare la qualità del trasporto e dei prodotti. La materia prima come una volta proviene dalle colture delle saline di Trapani, la cui qualità è attestata dalla millenaria attività esercitata.

Attualmente il nostro prodotto è commerciato sia all’interno dell’Europa che in paesi extra europei: Canada, Stati Uniti, Australia, Giappone.

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L’uso del sale ha una tradizione che sicuramente si può far risalire all’età preistorica, gli elementi necessari per produrre il sale sono veramente pochi, e corrispondono curiosamente agli elementi base della cultura greca: terra, acqua, aria, e fuoco. Più specificatamente, uno scoglio, il mare, il vento e il sole. Sugli scogli in riva al mare si trova sempre una piccola pozza di acqua stagnante rimasta separata dalle onde, che con l’azione combinata del vento e del calore solare, si prosciuga diventando sale.

La ricchezza di sale nel litorale, la carenza dello stesso nell’entroterra, e la sua utilità hanno avuto come conseguenza lo sviluppo di un’attività commerciale che ha reso potere a chi in grado di controllarla. Il sale nella sua semplicità è diventato un bene tanto prezioso da essere sottoposto a monopolio da diverse culture. La sicilia le ha ospitate quasi tutte, e il suo sale è stato da sempre commerciato.

La tradizione della produzione del sale affonda le sue radici, per quanto riguarda la cultura occidentale, nelle acque del bacino mediterraneo, a partire dagli egiziani, che sembra usassero il sale per conservare il pesce, per ammorbidire il pellame per la concia, come integratore alimentare e come elemento per la creazione di colori. Ma dobbiamo ai fenici, una cultura geograficamente vicina a quella egiziana originaria delle coste meridionali turche e mediorientali, la commercializzazione su larga scala del sale.

I fenici furono i primi viaggiatori a sfruttare la stella polare come punto di riferimento per la navigazione, e quindi in grado di tracciare delle rotte in mare aperto. Naturalmente la presenza di un punto di riferimento fisso è solo una condizione per compiere dei lunghi viaggi in mare, è necessario disporre di viveri che si possano mantenere durante il periodo della navigazione.
Questa condizione era soddisfatta dalle conserve ottenute attraverso la salatura.

L’allargamento delle rotte commerciali e l’incontro con altre civiltà; alcune delle quali ostili furono la causa della creazione di colonie in Africa settentrionale, in Spagna, in Sardegna e in Sicilia, che dovevano fornire protezione militare e rifornimenti alle navi. In relazione a questo tipo di colonizzazione furono poste le fondamenta di Mozia, nella Sicilia occidentale, oggi vicino Trapani.

I fenici detennero per lungo tempo il monopolio del sale. Se può sembrare facile trarre il sale dal mare (basta far evaporare l’acqua marina), perchè se ne possa produrre quanto basta per una commercializzazione in larga scala sono indispensabili alcuni presupposti geografici: coste basse e paludose, venti interni, temperatura media elevata, limitato regime pluviometrico e il terreno deve essere particolarmente impermeabile. Presupposti che la costa occidentale siciliana soddisfa a pieno. Attraverso il commercio del sale e del pescato Mozia diventò un fiorente insediamento fortemente legato a Cartagine.

Le vicende della storia portano a forti trasformazioni e la Sicilia dopo essere stata sotto l’influenza dei greci (che scambiavano gli schiavi con il sale), passò; nel periodo delle guerre puniche sotto il controllo di Roma. Ma anche a seguito dei cambiamenti più radicali alcune tradizioni restano immutate, come quella dell’uso del sale, che pure i romani continuano a tenere in buona considerazione. La parola latina “sal” che significa sale è radice di “salus” e “saluber” (rispettivamente salute e benefico, salubre), e per un certo periodo romani pagarono col sale i soldati (da cui la parola ancora usata “salario”).

Il potere commerciale del sale e la ricchezza che poteva indurre non passò inosservata e il Re Anco Marcio vissuto nel VII secolo A.C. stabilì la prima salina a Ostia. Successivamente nel VI secolo A.C. il governo romano abolì tutte le produzioni private di sale, stabilendo di fatto un monopolio.

L’importanza del sale per i romani si manifesta anche in campo religioso e Plinio il vecchio (I secolo D.C.) sosteneva che il è sempre un sacrificio gradito agli dei, ed è il primo a fornirci una fonte sicura della presenza delle saline in Sicilia.

Dopo la caduta dell’impero romano, la Sicilia e il resto dell’Europa, anche a seguito delle invasioni barbariche, conoscono un periodo di stasi negli scambi economici a lungo raggio. La Sicilia passerà ai Bizantini, che gli verrà strappata dagli arabi (IX secolo). A partire dall’invasione araba i destini dell’Europa e della Sicilia sembrano separarsi: mentre l’Europa in generale vive nel periodo “oscuro” del medioevo, la Spagna e la Sicilia sotto il dominio musulmano conoscono un periodo di sviluppo economico e scientifico.

Attraverso le competenza idrologiche che gli arabi sviluppano per l’irrigazione delle zone desertiche, questi sono in grado di ripristinare le saline cadute in disuso, costruiscono i primi mulini a vento per pompare acqua nella vasche, fiorisce il commercio con gli scambi commerciali tra la Sicilia e il resto del mediterraneo arabo. Il sale siciliano e i prodotti sottoposti a salatura vengono venduti alle navi che transitano dai porti siciliani.

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